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Comune di Ceregnano

Provincia di Rovigo - Regione del Veneto


Contenuto

Cenni storici

L'odierno Territorio ceregnanese

Il comune di Ceregnano conta 4025 abitanti, residenti su una superficie di kmq. 29,99; è a tutt'oggi tra i 50 comuni della Provincia di Rovigo il diciottesimo per estensione territoriale ed il quattordicesimo per numero di abitanti. Situato nella parte orientale del medio Polesine, il suo territorio è caratterizzato dalla presenza di ben 10 canali (l'Adigetto, la Fossetta, il Valdentro, il Ramo Storto, il Buniolo, il Canalbianco, il Collettore Padano Polesano, lo scolo Pontecchio, lo scolo Zucca, lo scolo Lucente) e 4 centri abitati principali, nessuno dei quali però raggiunge le 1000 unità (in ordine d'importanza demografica, Ceregnano, Pezzoli, Lama Polesine e Canale). La mancata presenza di agglomerati insediativi di una certa importanza, unita alle tormentate vicende idrografiche che da sempre caratterizzano questa parte del Polesine, hanno fatto sì che le vicende storiche di questo territorio siano relativamente poche.

Origini

Caratterizzato da un territorio a scolo piuttosto difficoltoso, Ceregnano nel corso dei secoli lega le proprie espansioni o ridimensionamenti alle macro vicende meteorologiche ed idrografiche. In epoca romana questa parte del Polesine godeva di un buono stato del territorio, giacché Po ed Adige passavano molto più distanti rispetto ad oggi, per cui il sistema di canali, più o meno naturali, rappresentato principalmente da Tartaro, Filistina e Chirola era più che sufficiente allo scolo di quest'area. In quel periodo però oltre ad Adria non vi furono altri agglomerati insediativi capaci di lasciare un segno nella storia, per cui è impossibile anche solo parlare di un'entità "Ceregnano". L'origine del nome Ceregnano, come avvenne lungo il medesimo asse costituito dall'antico Tartaro per i toponimi Pontecchio, Arquà, Villamarzana, Fiesso, affonda le sue più probabili radici nell'epoca tardo romana. Ceregnano, Cartirago (nucleo abitato a nord ovest di Lama Zuccherificio), Romagnano altresì detto Romiliaco (l'attuale Baltùn) sono tre toponimi derivanti da altrettanti nomi propri (D. OLIVIERI, 1962). La presenza cioè di un insediamento stabile nel tempo costruito da tal Cerinius o Cerennius, Carterius, Romanius andò ad individuare un'area più ampia in epoca romanica o barbarica a seconda che il suffisso applicato ai nomi di persona sia stato rispettivamente -ano oppure -aco, -ago (G. SUSINI, 1987).

Età romana ed alto Medioevo

Il comune di Ceregnano conta 4025 abitanti, residenti su una superficie di kmq. 29,99; è a tutt'oggi tra i 50 comuni della Provincia di Rovigo il diciottesimo per estensione territoriale ed il quattordicesimo per numero di abitanti. Situato nella parte orientale del medio Polesine, il suo territorio è caratterizzato dalla presenza di ben 10 canali (l'Adigetto, la Fossetta, il Valdentro, il Ramo Storto, il Buniolo, il Canalbianco, il Collettore Padano Polesano, lo scolo Pontecchio, lo scolo Zucca, lo scolo Lucente) e 4 centri abitati principali, nessuno dei quali però raggiunge le 1000 unità (in ordine d'importanza demografica, Ceregnano, Pezzoli, Lama Polesine e Canale).

Con il VI-VIII secolo gli equilibri nell'odierno Polesine mutano:

- Mutano fisicamente, giacché l'Adige in seguito alla rotta della Cucca si sposta verso sud andando a posizionarsi all'incirca sull'attuale linea, ed un concomitante gravissimo peggioramento delle condizioni meteorologiche rende incoltivabile, con ogni probabilità, gran parte dell'odierno territorio ceregnanese (PAOLO DIACONO, 1878).

- Mutano politicamente, con la comparsa in quest'area della piccola contea di Gavello al confine tra Esarcato e Longobardi prima, e tra Papato ed Impero poi. Adria appare in netto declino nobilitata ormai solo dalla presenza vescovile: l'area ceregnanese di fatto passa allora sotto la giurisdizione temporale del conte di Gavello, e quella spirituale della nascente abbazia benedettina di Santa Maria di Gavello (J. ZENNARI, 1967).

Stato del Territorio

L'area compresa tra il Tartaro a sud ed il nuovo corso dell'Adige a nord dovette in quei secoli subire un sostanziale peggioramento nella qualità del suolo; un peggioramento probabilmente sconosciuto per il Polesine a sud del Tartaro, in cui oltre a Gavello nascono o si sviluppano altri villaggi minori tra cui Crespino, Guarda, Massa Campiglia (S. Apollinare), S. Cassiano, Pontecchio.

Tanto più che nel X secolo, con la rotta del Pizzon, l'Adige cambierà ulteriormente direzione stabilizzando il suo ramo più importante sull'attuale tracciato dell'Adigetto, la qual cosa deve aver sicuramente comportato, per il territorio del nostro comune, ulteriori gravi problemi idraulici specie alla sua porzione settentrionale. In una bolla del 944, che specifica il territorio di dominio del castello di Rovigo, si parla ancora non a caso di "piscariam quae vocatur Romeliacus" (J. ZENNARI, 1967).

Ascesa politica del Vescovo di Adria

Il X secolo è quello che vede l'affermarsi in tutto l'impero della figura del Vescovo-conte. Rovigo con la costruzione del castello vescovile (920), in risposta alle terribili invasioni degli Ungari, diviene il centro più importante del medio Polesine soppiantando Gavello. Il territorio ceregnanese tra fine 800-inizio 900 passa dalla giurisdizione temporal-spirituale gavellese a quella del Vescovo di Adria. All'Abbazia benedettina di Gavello, che mantiene vasti territori nel Ceregnanese, rimane comunque demandata da parte del vescovo la cura d'anime.

Mutamenti idrografici

L'area, su cui si estende l'attuale comune, inizia a migliorare la propria condizione fondiaria, e quindi ad essere popolato da veri e propri villaggi, solo in pieno Medioevo (XI-XIII sec.), allorquando la concomitanza degli effetti della rotta di Ficarolo, col crescente sviluppo di Rovigo, dona un quadro della zona completamente nuovo. Già nell'XI secolo infatti lo stesso Romiliaco, che alla metà del secolo precedente poteva produrre solo pesce, è un fruttuoso fondo del monastero di San Pietro in Maone , e dal Duecento addirittura in esso va ad insediarsi stabilmente lo stesso importante convento (A. ZAMBONI, 1986).

Con il XII secolo quindi la fisionomia dell'attuale Polesine si capovolge rispetto all'alto Medioevo. In seguito alle rotte del Po del 1152 e 1192 l'area più salubre diviene quella a nord del Tartaro.

XI-XII nascita dei primi villaggi

E' da questo periodo che ci giungono i primi documenti certi sull'esistenza e la vita di Ceregnano. Nel testamento di Guglielmo di Bulgaro, datato 6 novembre 1140, si legge come egli doni tutti i suoi beni immobili posseduti nella villa Cirignani alla Chiesa di San Daniele di Venezia (è con ogni probabilità l'area ove sorge oggi il mobilificio F.lli Frigato). Il 23 febbraio 1152 Anselmo, Arcivescovo di Ravenna, concede dei beni siti in diocesi di Adria a Guido de Turclo, tra cui un territorio (l'odierna Fenil del Turco) posto al confine con la Villa di Cedregnani. Intanto già dal 1130 si parla della chiesa di San Biagio di Canale (A. GABRIELLI, 1993), e ancor prima (1054) di Villa Mezzana (C. SILVESTRI, 1736). Il territorio ceregnanese quindi nel XII secolo è certamente ben popolato, tanto che non si sa bene se già nel documento del 1077, con cui Arrigo IV re di Germania ed Italia investe di territori polesani gli Este, "Cedermano" indichi Concadirame o più verosimilmente Ceregnano (L.A. MURATORI, 1740).

Ad ogni modo ciò su cui è importante soffermarci è come nel Cento Ceregnano fosse già considerata al rango di Villa, il ché equivaleva se non proprio a parrocchia, come avveniva nel '500, sicuramente a villaggio provvisto di un luogo di culto. Come giustamente dicono i Braggion nel loro libro, molto probabilmente la chiesa di San Martino Vescovo già era sorta ben prima della rotta di Ficarolo (1150-1192), giacché essendo rimasta a lungo di giuspatronato dell'Abbazia di Gavello, ciò significa che essa fu costruita dai benedettini gavellesi, e ciò non può che essere avvenuto prima del repentino declino subito dall'Abbazia nell'XI-XII secolo (G. e P. BRAGGION, 1985).

Nascita della Parrocchia di Ceregnano

Ceregnano, rimasta fuori dagli effetti devastatori delle rotte del Po e delle guerre tra le famiglie guelfe e ghibelline, durante la seconda metà del Cento e l'intero Duecento si sviluppa e diventa un vero e proprio comune rurale. Nel primo decennio del Duecento la chiesa del paese ottiene il fonte battesimale, seppur in dipendenza ancora dei giuspatroni monaci di Gavello. A fine secolo però (1296) la comunità capeggiata dal sindaco ottiene dal Vescovo di Adria Bonazonta il conferimento di un fonte battesimale proprio; in altre parole la costituzione di fatto di una parrocchia (A. GABRIELLI, 1993).

L'Abbazia di Gavello comunque manteneva ancora nel nostro comune ampie possessioni tra cui beni situati a "Pecolli" e "Pecolino", campi "vineati e aratori, case paleate e casamenti con clausura" a Ceregnano, ma soprattutto una grande casa con una chiesa a Cartirago (si tratta dell'antica chiesa di San Giacomo, scomparsa alla fine del secolo scorso, con l'ospitale).

Viabilità intorno al Trecento

All'inizio del Trecento l'ottima salute che godeva questo territorio è testimoniata dalla prima carta geografica rappresentante Ceregnano. Si tratta di una carta il cui originale si trova al Vaticano, e la copia manoscritta, posteriore di dieci anni circa, è conservata a Venezia (R. ALMAGIA', 1960). In essa vengono riportati per motivi militar-commerciali le principali località poste tra il Po di Primaro a sud (l'attuale tratto conclusivo del fiume Reno) e l'Adige a nord. Le località polesane nominate sono: Arquà, Pontecchio, Rovigo, Sant'Apollinare, Ceregnano, Guarda, Crespino, Gavello, Villanova, Papozze, Adria, Ariano e Loreo. Ad indicare Ceregnano nella prima carta si legge la scritta "Corciano", nella seconda "Cergno". In tutte e due le carte sono segnalate pochissime strade che non siano fluviali: nella più antica esse sono tre che si dipartono da Gavello collegandolo una a Villanova, un'altra a Crespino e la terza, più lunga, a Ceregnano, S.Apollinare, Rovigo.

Nella seconda carta alle tre strade se ne aggiunge una quarta che collega Sant'Apollinare a Guarda. La via che passa per Ceregnano è la vecchia strada provinciale Rovigo-Adria rimasta pressoché intatta nel tracciato per almeno 650 anni sino ai nostri anni '70 allorquando per ragioni commerciali è stato disegnato tra Ceregnano e Rovigo un nuovo tracciato demolendo in più punti l'antica strada.

Il primo periodo Estense

La vita sociale delle nostre nascenti comunità rurali rimase tra il XII ed il XV secolo a puro stadio embrionale. La popolazione di Ceregnano, Canale, Cartirago e Mezzana doveva a malapena superare insieme le 150-200 anime. La loro realtà economica era quella dell'autosostentamento; le terre coltivabili erano poche e solo le più alte, cioè le più facilmente scolabili; l'unica attività economica presente era quella agricola; le magistrature preposte alla giustizia erano il principale segnale di presenza di un governo politico. Gli Estensi infatti, che dall'XI-XII secolo sostituirono nel potere temporale sul Polesine il Vescovo di Adria, nel Ceregnanese, come in tutti gli altri territori rurali extra-ferraresi su cui governavano, fino a metà del Trecento si limitarono sostanzialmente a richiedere decime e canoni solamente in qualità di proprietari feudali, e non anche tasse governative. La pressione fiscale esercitata in quel periodo sul mondo rurale è perciò molto limitata, fermandosi al controllo dei dazi per il passaggio delle merci e a quelli sui beni di consumo principali, tra cui ad esempio il sale. D'altra parte le comunità rurali dell'epoca sono mediamente delle entità civiche estremamente semplici e povere; esse devono ancora organizzarsi nell'opera di bonifica del territorio (cosicché non vi sono spese comuni per arginature e scoli), come pure non esiste una polizia rurale. Spesso gli eserciti vengono pagati dai signori feudali con i soldi delle casse di famiglia, o tutt'al più con quelli riscossi con le tasse nelle città (L. MARINI, 1979). Il sindaco è una figura assolutamente non stabile, ovvero viene eletto solamente nei casi in cui avvengano gravissimi fatti che richiedono una mobilitazione collettiva del villaggio. La vita sociale del paese si riduce quindi sostanzialmente al solo aspetto religioso: la persona più eminente della comunità è sicuramente il rettore della chiesa, il cui sostentamento è affidato in quel tempo sia per Ceregnano che per Canale quasi esclusivamente ad enti monastici ormai lontani.

Quasi nessuno lavora terra propria; i proprietari sono grandi feudatari od enti religiosi, e le gravezze contrattuali a cui devono sottostare i locatari sono fissate in percentuale sul prodotto raccolto, cosicché gli stimoli per perseguire un miglioramento fondiario da parte dei conduttori risultano molto ridotti. Tra i principali proprietari terrieri nel Ceregnanese sono da ricordare in quel periodo, oltre all'Abbazia di Gavello, il vescovado di Adria (soprattutto nella parte orientale dell'attuale comune), e soprattutto casa d'Este (L.A. MURATORI, 1740), mentre la chiesa di S. Martino di Ceregnano, che può vantare 10 ettari di terra coltivabile e decima sull'intero territorio della Selva di Ceregnano (l'odierna Palà a sud del Canalbianco), ed ancor più quella di S. Biagio di Canale possono godere di beni poco più che sufficienti. Con il Trecento e l'istituzione di Visconti estensi a capo di Adria e Rovigo, Ceregnano perde completamente l'antica appartenenza alla contea di Gavello per finire sotto la giurisdizione di Rovigo. Non tutto l'attuale comune però finì nel rodigino; infatti il territorio posto a sud dell'antico corso del Tartaro e ad est grossomodo dell'attuale strada bianca detta di Samoro, venne affidato alla giurisdizione adriese. Su quell'area era situata Sona (l'odierna Lama posta sul Canalbianco), e su gran parte di quelle terre il vescovo di Adria possedeva ancora il diritto di decima (dato da lui in concessione al comune di Adria): fu questa forse la discriminante per cui quel territorio, appartenente ormai alla parrocchia di Ceregnano, rimase però sotto la giurisdizione adriese. Tale confine politico-amministrativo rimarrà invariato sino al 1928.

Il primo periodo Veneziano

Nel XIV secolo inizia una politica degli argini più attenta, tesa a preservare il territorio dal pericolo delle alluvioni, ed una maggiore intensità nei commerci; nascono nuove magistrature ed aumentano le gravezze fiscali, segno evidente di una più articolata organizzazione statuale. Uno sviluppo che viene però messo gravemente in crisi da continue pestilenze e conseguente spopolamento, per quello che in tutta Europa è conosciuto come il secolo della peste nera.

Dal 1393 al 1438 la contea del Polesine di Rovigo e con essa Ceregnano, finiscono nelle mani di Venezia. L'organizzazione burocratico-amministrativa si evolve allora ulteriormente sino alla pubblicazione nel 1429 di nuovi statuti che regolano le materie civili, penali, amministrative, commerciali, di ordine pubblico e di salvaguardia del territorio.

Rotte di Malopera e castagnaro

Il 1438, oltre al ritorno degli Estensi, significa per il Polesine soprattutto l'anno delle rotte di Malopera e Castagnaro. Per ragioni belliche l'Adige venne tagliato nell'argine destro in due punti poco a monte di Badia, cioè proprio nei pressi di borgo Castagnaro e 4 km. più a sud alla volta del Cecchin. L'effetto per il Polesine fu terribile: le acque disalveate puntarono verso sud-est incontrando presto l'antico Tartaro ed in gran parte seguirono il suo tracciato cercando la via del mare. La gran quantità di acque riversate dall'Adige in Tartaro provocò un cambiamento notevole sia nella portata che nell'aspetto dell'antico fiume, tanto che esso da quel periodo cambiò il suo nome nel tratto Trecenta-Cavanella Po in Canalbianco, per via proprio delle nuove acque dell'Adige molto più chiare rispetto alle abituali acque torbide delle Valli Veronesi. Per il territorio Ceregnanese si apre quasi un secolo di gravi tribolazioni.

Completamente disalveate, le acque del Canalbianco ricoprirono per decenni le terre centrali e meridionali dell'attuale comune. Le genti dei territori di Rovigo, Lendinara e Badia per prima cosa pensarono bene allora di salvare il salvabile rinforzando il letto dell'antico Tartaro, costruendo di fatto così una vera e propria diga a difesa dalle acque, un'opera che per l'appunto venne chiamata l'Argine delle Valli (C. SILVESTRI, 1717).

Argine delle Valli

Questa grande costruzione, lunga decine e decine di chilometri, creata dalle genti polesane per la propria sopravvivenza e portata avanti senza l'aiuto di nessun governo (F.A. BOCCHI, 1870), riuscì, come ci si era prefissi, a preservare dalle acque tutti i terreni posti a nord di essa. Ceregnano, Cartirago, Pezzoli e Mezzana si salvarono solo nella parte settentrionale di quell'asse di cui si parlava all'inizio della trattazione. Per 250 anni dal punto di vista amministrativo i comuni di Ceregnano, S. Apollinare, Borsea, Grignano, Arquà, Fratta ebbero come confine meridionale l'Argine delle Valli, poi detto di Campagna Vecchia . Verso la fine del '400 si cercò di regolare le acque del Canalbianco attraverso la costruzione di una rostra sulla bocca del Castagnaro, l'incanalamento di quelle acque in Po mediante la Fossa Polesella coadiuvata dal sostegno di Bosaro, ma soprattutto inalveandolo attraverso la costruzione di nuovi argini (F.A. BOCCHI, 1861). Questi ultimi nel 1504 erano già arrivati a Sant'Apollinare (C. SILVESTRI, 1717).

Tutte queste opere permisero a Ceregnano di sopravvivere, ed anzi col finire del XV secolo si cominciò con l'opera di recupero delle terre poste a sud dell'Argine di Campagna Vecchia. Attraverso successivi arzerini un po' alla volta si "ritrassero" a coltura i terreni compresi tra l'Argine delle Valli e quello di Buso Borella (Arzere del Bosco), quelli tra l'Argine e l'antica strada di Palà-Gavello, quelli della Selva e delle Procurative, ed ancora più tardi quelli di Lama in sinistra Canalbianco ed Aserile. L'opera fu progressiva e passò attraverso delicati e laboriosi interventi idraulici, accompagnati dalla costituzione di diversi consorzi di bonifica e la costruzione di numerosi canali di scolo artificiali, molti dei quali giunti sino a noi.

Risistemazione idraulica del XV secolo

Intanto nel 1448 gli Estensi fanno un nuovo statuto per la Visconteria di Rovigo: esso di fatto rimarrà in vigore sino alla metà del XVII secolo normando tutta l'organizzazione sociale e amministrativa. Tra i dieci comuni compresi nel territorio soggetto a quello statuto vi sono Ceregnano e Villatelle (Pezzoli), non Canale che evidentemente era considerata comunità minore inglobata in quella di Ceregnano. Nell'ottica di una programmazione di ripristino e difesa del territorio, nel 1493 si costruisce, sempre ad opera delle sole comunità interessate, il Traversagno di Canale (l'attuale via Battisti) opera necessaria per preservare le colture ad ovest di quella linea, sovente distrutte dai rigurgiti d'acque provenienti da est provocati dall'incapacità di Adigetto e Canalbianco di far defluire le proprie acque in mare (C. SILVESTRI, 1717).

Quest'ultimo problema era nato per due motivi: l'Adigetto, il cui corso poco a monte di Cavarzere rientrava nell'Adige, causa l'interrimento e conseguente innalzamento del pelo del ramo maestro, ritornato nel XV secolo sull'odierna direttrice, non era più in grado ormai di riversare le proprie acque nel ramo principale, cosicché esse uscivano incontrollate impaludando i terreni circostanti, e rimontando anche verso ovest. Similmente le acque del Tartaro, che con la rotta di Ficarolo del 1192, e la relativa nascita della foce del Po delle Fornaci, avevano perso lo sbocco autonomo in mare, dal 1438, cioè da quando ad esse si assommarono le copiose acque di Castagnaro e Malopera, portarono la desolazione in tutto l'adriese riversandosi, anziché in mare, in tutte le campagne adiacenti sino ad intaccare gli stessi terreni di Ceregnano e Canale . Inoltre il precario stato idrografico della parte orientale del Polesine non permetteva, a lungo andare, neppure un regolare scolo delle acque dei terreni più alti. Non si contano così tra fine Cinquecento ed inizio Seicento le distruzioni di manufatti idraulici per la regolazione del deflusso delle acque di scoli quali: Valdentro, Campagna Vecchia, Adigetto, Vespara, Borsea, Buniolo, Frassinelle. Anche per queste ragioni il Traversagno di Canale si rivelò un'opera assolutamente utile e la sua comprovata bontà indusse i polesani nei decenni seguenti a prolungarlo verso nord (l'attuale "strada dei munari").

Incendio e inondazione a cavallo del Cinquecento

Ma le sorprese amare per la Ceregnano di fine '400 - inizio '500 non finiscono qui: nel 1491 (1497 secondo altri: F.A. BOCCHI, 1861) un incendio distrugge completamente tutte le abitazioni del paese; nel 1502 un'inondazione ne rende inservibili le terre (C. SILVESTRI, 1717); tra il 1509 ed il 1515 continui eserciti passano razziando e depredando ogni cosa. Dell'incendio non si sa molto, se non che un forte vento ed il materiale con cui erano edificate all'epoca le abitazioni fecero sì che, nonostante il paese fosse disposto a case sparse, ugualmente tutte presero fuoco. Oltre 200 furono i senza tetto e 7 anni di esenzione da ogni tassa fu la risposta del Doge veneto quale aiuto per la ricostruzione. Mia supposizione è che il principio dell'incendio, che si sa essersi appiccato alla casa di Caputi (A. NICOLIO, 1582), possa aver avuto origine all'incirca sull'attuale possessione Libanoro, tra Ceregnano e Palà, giacché nel Settecento è testimoniato che per quel luogo era d'uso il toponimo "fenil brusà" ed inoltre fu quasi certamente un forte vento di scirocco a permettere la propagazione dell'incendio a tutto il paese.

Quanto all'inondazione essa fu provocata da una rotta di "Adige e Adige di mezzo" (Adigetto). L'enorme gravità dell'evento comportò tra l'altro per le Ville di Ceregnano, Pezzoli, Villatelle e Cartirago ".... perdita dei raccolti, ruina delli albori et vide, le qual son rimaste secche, morte de animali, et infection de aer, che per el restar ne' Campi delle acque se infectò, onde morte assai ne seguite, et per la penuria del viver, et impossibilità dell'habitar gente assai partite, et andò ad habitar in Ferrarese ed altrove". Perciò viene data l'esenzione da parte del Doge Leonardo Loredan della tassa del Boccatico per 8 anni (C. SILVESTRI, 1717).

Definitiva affermazione nel Polesine di Rovigo della Serenissima

Il Cinquecento è il primo secolo in cui si hanno notizie facilmente documentabili sulle comunità ceregnanesi. Benché già dal 1484 il territorio di Rovigo fosse divenuto territorio della Serenissima (pace di Bagnolo), è solo con il 1515 che Venezia si instaura stabilmente in Polesine. Da questa data avviene una chiara evoluzione nell'organizzazione burocratico-amministrativo-fiscal-giudiziaria dello stato. I massari (sindaci) delle comunità rurali sono ormai rappresentanti stabili; Ceregnano e Canale dal 1546 ottengono voce autonoma nell'amministrazione rispetto a Rovigo attraverso la nascita del Consiglietto, organo di rappresentanza del Territorio, costituito da membri di XIII comuni (riformato poi nel 1699), il quale eleggeva il Sindaco del Territorio, importante figura politico-amministrativa.

Nasce un più complesso prelievo fiscale, in cui voce dominante sono le frequenti colte per opere idrauliche e di bonifica, delle quali i principali artefici sono i consorzi di bonifica, aventi propri consigli direttivi; vengono poi posti tutta una serie di nuovi dazi sul commercio e sul trasporto, che in particolare per Ceregnano comportano la novità di un dazio di passaggio sul Canalbianco alla Pallada di Settiano (da cui deriva l'odierno toponimo di Palà). Vede la luce il servizio di leva, che anziché caserme prevedeva allora per i reclutati le galere veneziane, altrimenti deserte di rematori volontari, e molte altre novità nell'organizzazione sociale tra cui finalmente la netta definizione dei confini amministrativi interni. Il tutto solidamente coordinato dalle magistrature veneziane aventi quale loro rappresentante sul territorio il Podestà e Capitano del Polesine di Rovigo (G. DEL TORRE, 1986).

Organizzazione religiosa nel ceregnanese nel XVI secolo

Dal lato religioso il Cinquecento non è però meno rivoluzionario. Esso è il secolo della Riforma e Controriforma, ma soprattutto, da un punto di vista operativo, è quello dei dettati del Concilio di Trento. Vi sono le prime visite pastorali; i parroci hanno compiti ben definiti e a cui non possono sottrarsi, si raccolgono i primi libri dei battesimi, cresima, matrimoni, morti. Insomma anche la Curia si dà un'organizzazione interna con regole precise e non è un caso che per Ceregnano sia solo dal '500 che possediamo l'elenco continuo dei parroci (G. MARCHI, 1969).

Le notizie più preziose sul Ceregnanese ci vengono sia per il Cinque che per il Seicento proprio dai resoconti delle visite pastorali. In esse ad esempio si legge che nel 1535 vi erano 250 anime a Ceregnano e oltre 100 a Canale (600 persone circa complessivamente, giacché nel conteggio erano computati solo coloro che avevano ricevuto il sacramento della Comunione). In quel periodo nell'odierno comune esisteva un'altra chiesa, posta però sotto la parrocchia di Adria cattedrale: S. Lorenzo di Mezzana dei signori Guarnieri . Costruita nel XV secolo, venne riedificata in altro luogo a fine '500. Sempre sul finire del XVI secolo nasce pure l'oratorio di S. Lorenzo di Lama, posto in destra del Canalbianco ma frequentato pure dagli abitanti di sinistra, il quale si trovava ai confini della parrocchia di Gavello, in località Lama vecchia ove oggi sorge l'azienda Cervati (G. e P. BRAGGION, 1985).

I consorzi di bonifica e la risistemazione fondiaria nel Cinquecento

La situazione del territorio all'inizio del Cinquecento rimaneva comunque disastrosa. Ciò ci viene testimoniato dal contratto con cui nel 1532 il vescovo di Adria investe Sebastiano Glarignano detto da Montefalco delle decime ch'egli possedeva nel ceregnanese. Il vescovo infatti si accontenta di 6 ducati di canone fino a quando da quei luoghi non si fosse ricominciato a trarre frutti, nel qual caso avrebbe richiesto il quartese. Poiché quei beni erano posti in gran parte a nord dell'Argine delle Valli si capisce come le condizioni in cui versavano le terre vecchie di Ceregnano, Cartirago e Villatelle fossero davvero deprecabili . Meglio andavano invece le cose stranamente per i terreni a sud dell'Argine, giacché un'analoga investitura fatta sempre nel 1532 al Procuratore di San Marco NH Marco Molino, prevedeva quale controparte il quarto del raccolto e non un canone, il ché sta a significare che quei terreni erano invece coltivabili. Quest'ultimo contratto inoltre ci fornisce un'altra notizia, ovvero l'origine del toponimo Procurative con cui ancor oggi individuiamo l'area compresa fra il Canalbianco a sud e l'argine Buso Borella-Palà a nord. Nel 1556 per razionalizzare l'opera di bonifica Venezia istituisce il Magistrato dei Beni Inculti. In quel momento il territorio di Ceregnano per gli affari d'acque appare suddiviso in quattro parti: a nord la Campagna Vecchia , compresa tra l'Adigetto e l'Argine delle Valli e scolante in Fossetta e Ramo Storto; più a sud il Ritratto di Ceregnano scolante nei canali consorziali Borsea (Frattesina) e Buniolo, racchiuso tra l'Argine delle Valli e quello del Bosco (Buso Borella-strada per Palà-Argine del Canalbianco); ancora più a sud ma sempre in sinistra Tartaro le Procurative e le altre terre a monte di Palà, ivi scolanti direttamente in Canalbianco attraverso la Pestrina (più tardi nell'Ottocento scoleranno in Buniolo anch'esse); infine in destra Tartaro la Selva avente come ricettacoli delle proprie acque di scolo lo Zucca, il Pontecchio, il Lucente (Mandracio) ed il Frassinelle (scolo oggi scomparso ma a grandi linee ripercorso dall'attuale Collettore Padano Polesano).

Questo per ciò che riguarda l'allora comune di Ceregnano nel territorio di Rovigo, ma oltre ad esso, come si diceva in precedenza, esiste pure la porzione dell'attuale comune che sino al 1928 rimase sotto la giurisdizione di Adria, e che per affari d'acque si comportava esattamente come il Ritratto di Ceregnano, affidandosi cioè al Buniolo quale canale scolatore almeno dal 1568, anno in cui fu costruita la Chiavica Croce. I Consorzi di Bonifica che avevano giurisdizione sul Ceregnanese erano quelli di: Campagna Vecchia, nato nel 1554, ed inglobante tutto il territorio a nord dell'Argine di Campagna Vecchia; Stellà-S. Apollinare, nato il 20 gennaio 1601, comprendente tutto il territorio che stava tra l'Argine di Campagna Vecchia a nord ed il Canalbianco a sud (Ritratto, Procurative e Lama-Stellà-Aserile); Cinque Prese Unite composto dalle prese di Pontecchio, Gavello, Dragonzo, Selva Ferrarese e per ultima Selva Veneziana nel cui territorio stava la Selva di Ceregnano e Lama sotto Rovigo, le due aree che oggi compongono la porzione del comune di Ceregnano in destra Canalbianco (M. F. TURRINI, s.d.).

Il Taglio di Porto Viro

Tutti questi scoli consorziali sin qui nominati, oltre al Valdentro che è solo passante sul territorio ceregnanese ma non operativo per esso, erano ben regolati lungo i loro percorsi da botti e chiaviche frutto della più avanzata ingegneria idraulica del tempo . Certo che bastava ancora una rotta di Po, Adige o Canalbianco per mandare in desolazione tutte le campagne, come avvenne nel 1678, ma l'articolato sistema di arzerini, traversagni e scoli permetteva ormai di preservare e redimere dalle acque gran parte del territorio in maniera molto più facile e proficua rispetto al passato. Alla metà del XVII secolo sono 268 gli abitanti della parrocchia di Canale, segno di una buona tendenza demografica, comprovata maggiormente dalla parrocchia di Ceregnano che nel 1669 conta addirittura 1200 abitanti (A. GABRIELLI, 1993; G. e P. BRAGGION, 1985).

Tale dato è garanzia di come il territorio stia effettivamente migliorando in produttività e sicurezza idraulica, grazie anche ad un'organizzazione amministrativa più rodata ed efficiente, ma soprattutto grazie al benefico contributo che il Taglio di Porto Viro del 1604 donò all'intero sistema scolante (nascita del moderno Delta del Po) , ridando al Canalbianco uno sbocco autonomo in mare.

La speculazione fondiaria nel Cinque-Seicento

Appare allora come un controsenso il fatto che proprio nel tardo Seicento Ceregnano e Canale risultino perdere molto del loro peso rappresentativo negli organi politico-amministrativi del territorio del Polesine di Rovigo (C. SILVESTRI, 1717). La ragione però è presto detta: chi è l'artefice primo del progresso economico-demografico di Ceregnano preferisce anteporre i propri interessi economici ai giusti diritti della comunità. La legge fiscale del tempo prevedeva infatti che le tasse dirette che la Podesteria di Rovigo doveva raccogliere complessivamente fosse ripartita tra i comuni del territorio in maniera proporzionale alla loro ricchezza. Poiché tale ripartizione venne però fatta sulla base del catastico cinquecentesco, per Ceregnano anche nel Seicento la quota comunale venne posta totalmente a carico degli abitanti a nord dell'Argine delle Valli, risultando in quel catasto che le terre a sud dell'Argine fossero spopolate ed improduttive.

Fu allora una facile e proficua speculazione quella che, i patrizi veneti soprattutto, poterono perpetrare per tutto il Seicento: essi investivano ingenti fondi nel miglioramento fondiario del Ritratto di Ceregnano che era esente da tasse, richiamavano perciò molte nuove famiglie a lavorare i terreni bonificati, provocando così necessariamente un innalzamento della tassa fissata (caratto) al comune di Ceregnano, e lasciavano che il conto venisse saldato dai proprietari delle povere terre a nord dell'Argine, sempre più povere anche perché le ingenti tasse portavano via finanziamenti per il miglioramento fondiario. Il prezzo che Ceregnano doveva pagare affinché queste speculazioni potessero continuare, era semplicemente quello di perdere la voce presso gli organi amministrativi territoriali cosicché non si potesse esigere una nuova redistribuzione del gettito fiscale attraverso la costituzione di un nuovo catasto (A. TAGLIAFERRI, 1976). L'operazione, portata avanti da casate potentissime, ebbe facile successo tant'è che solo nel 1699 si riaprì il Consiglio del Territorio a tutte le Comunità esistenti, e solamente nel 1708 si arrivò ad un catasto aggiornato sullo stato effettivo del territorio, base per una ridefinizione delle imposte fiscali (C. SILVESTRI, 1717).

Il Settecento

Con il XVIII secolo le fonti storiografiche da cui attingere notizie sul comune di Ceregnano si intensificano e soprattutto si diversificano, dando così una visione più completa circa la vita delle comunità rispetto a quanto fossero capaci le sole fonti religiose. I catasti del 1708 e del 1775 ci forniscono notizie chiare sullo stato del territorio, sulla possidenza fondiaria, sulla qualità abitativa dei fabbricati in cui viveva la popolazione, sulla sistemazione viaria ed idrografica, sui toponimi presenti sul territorio, sui contratti livellari, di decima od affittanza con cui venivano regolate le cose agrarie. Si intensifica nel '700 la produzione di carte geografiche e topografiche raffiguranti il territorio polesano; compare per la prima volta ad esempio la località Argerile, poi divenuta Aserile. Gli archivi degli antichi consorzi di bonifica si fanno più ricchi di particolari e di notizie. La Serenissima, con l'ausilio dei parroci, organizza le Anagrafi, vero e proprio periodico censimento tendente tra l'altro a fotografare le attività economiche oltre che il peso demografico di ogni comunità. Anche le funzioni del parroco ottengono in questo periodo un aumento d'importanza essendo sovraccaricate da compiti "laici" quali: insegnante scolastico, ufficiale anagrafico, messo comunale, ed altri compiti che in buona parte manterrà anche per tutto l'Ottocento.

Ceregnano, specialmente nel primo '700, subisce un nuovo incremento demografico, tanto che si deve provvedere alla costruzione di una nuova chiesa; così pure a Palà, alle Procurative, a Pezzoli e ad Aserile. Questo fiorire di luoghi di culto sparsi su tutto il territorio dimostra quanto fossero migliorate le condizioni delle campagne, benché le inondazioni rimanessero purtroppo ancora all'ordine del giorno (F.A. BOCCHI, 1870). I terreni vallivi che nel 1708 ammontano a 1570 campi nei terreni comunali a nord dell'Argine di Campagna Vecchia, nel 1775 sono infatti ridotti a 1125. Nel 1765 dalle Anagrafi Venete risulta che Ceregnano ha 1894 abitanti, ed è uno dei centri rurali polesani economicamente più vivace; Canale ha 415 abitanti. I dati demografici qui riportati si riferiscono ovviamente non al territorio amministrativo, bensì a quello religioso, il ché testimonia quale fondamentale importanza, anche temporale, avesse nella società dell'epoca la presenza della Chiesa (ANAGRAFE VENETA, 1767). Le due parrocchie insieme superavano l'estensione di 25 kmq., mentre dal punto di vista amministrativo i due comuni di Ceregnano-Cartirago-Villatelle e Canale si fermavano a 22,92 kmq.. Guardando il catasto del 1775 si scopre che le famiglie più abbienti a Ceregnano appartengono alla grande nobiltà veneta nella parte dei Ritratti e di Selva, alla nobiltà rodigino-ferrarese nella parte a nord dell'Argine delle Valli e a Canale, segnale questo della speculazione cinque-seicentesca di cui abbiamo parlato più sopra. Già nel Settecento (molti di essi anzi già nel Seicento, vedi catasto del 1708) compaiono alcuni edifici che, seppur in taluni casi siano forse stati fortemente ristrutturati, sono comunque giunti sino ai nostri giorni: tra essi l'attuale Ca' rosa già abitazione del podestà cav. Avezzù, la sede del distretto Ulss, il palazzo delle "Sasse", casa Vignaga alle Procurative, tenuta Cartirago, boaria Morosini, corte Rami, ecc...

Il periodo napoleonico

Il 1797 sancisce la fine della Repubblica Veneta. Per i successivi 18 anni Ceregnano, come tutto il Polesine, inizia una fitta serie di mutamenti politico-amministrativi , ripetutamente sballottata tra governi austriaci e francesi. Il periodo napoleonico significa per certi versi la nascita dello stato contemporaneo. Molto dell'odierna organizzazione burocratico-amministrativa trova la sua origine proprio in quel periodo (F. CORACCINI, 1828). Tra le novità più traumatiche si può certo ricordare: la soppressione della mano morta (28/07/1806); quella di molti istituti religiosi con conseguente vendita o confisca dei loro beni, che per Ceregnano significa la ricollocazione di poco più di 100 ha.; la nascita della figura istituzionale del Prefetto (6/05/1802), e quella nel campo giudiziario del Giudice di Pace; l'obbligatorietà dell'istruzione per il popolo (4/09/1802), e per venire ad aspetti meno istituzionali ma ugualmente rivoluzionari l'imposizione di trasportare i cimiteri lontano dai centri abitati (E. MORPURGO, 1868).

La moderna concezione che Napoleone Bonaparte ha dello stato, se non può venire definitivamente attuata dall'imperatore francese, sconfitto nel 1815, viene però fatta propria dai successori austriaci i quali domineranno sul Veneto dal 1815 al 1866.

Il periodo austriaco

Ceregnano da questo momento diviene capoluogo di comune. Inserito nel Regno Lombardo-Veneto, fa parte della provincia e del distretto di Rovigo. Poiché erano più di 300 i suoi possidenti esso presenta consiglio comunale di 30 membri da rinnovarsi ogni tre anni, senza però un municipio. Il Consiglio eleggeva medico, maestri, levatrice, vigilava sull'annona e sulla sanità, rispondeva nel possibile ai bisogni delle chiese, decretava le opere di pubblica utilità, sorvegliava sulla conservazione del territorio. La popolazione che inizialmente arriva solo a 2007 unità dopo le guerre di inizio '800, aumenta nel corso del secolo sino a 2384 nel comune, 3735 nelle due parrocchie sommate (1840). La macchina amministrativa dello stato si fa più imponente, tanto quanto la pressione fiscale, con la tassa prediale circa 6 volte superiore a quella d'età veneziana. Un po' tutto viene posto sotto il controllo di organi e magistrature centralizzate dello Stato. Nasce la Camera di Commercio, vengono istituiti il medico, l'ingegnere ed il commissario di polizia provinciali, si intensificano le imposte indirette. Si arriva ad avere i sacerdoti, ridotti di molto nel numero , che vengono usati dal governo come sorveglianti della pubblica sicurezza, e persino il godimento dei loro personali benefici parrocchiali viene fortemente controllato da superiori organi preposti (A. SANDONA', 1912). Nonostante però l'aumentata efficienza organizzativa e strumentale fornita dalla burocrazia lombardo-veneta, lo stato del territorio cessa di migliorare col correre del XIX secolo, a fronte soprattutto del problema costituito dalle bonifiche delle valli veronesi ed ostigliesi. Tali bonifiche, il cui effetto si fece sentire alla metà del secolo, comportarono che lo scolo di quelle vaste plaghe, infatti, avesse quale unico ricettacolo il Canalbianco, provocando con ciò un forte innalzamento del pelo d'acqua del fiume ed impedendo così un regolare scolo delle terre polesane (T. ROSSI, 1882). Ceregnano, che era divisa all'epoca tra 4 consorzi di bonifica (Campagna Vecchia inferiore, S. Apollinare e Stellà, Terre di Lama, Cinque prese unite) tutti scolanti in Canalbianco, si ritrovò così in condizioni peggiori rispetto a quelle del tardo Settecento, come si può facilmente evincere già dalle tabelle d'estimo del 1838.

Benché metà della superficie sia messa ad aratorio arborato vitato, ovvero il tipico schema agrario veneto che prevedeva le colture di mais e soprattutto di grano intervallate da filari di alberi distanti 20-40 metri l'uno dall'altro, a cui venivano maritate le viti, in esse si legge che più del 70% del territorio è classificato di II e III classe, ovvero considerato a scolo difficoltoso e poco redditizio (TARIFFE D'ESTIMO, 1838) . I costumi e la stessa organizzazione sociale si evolvono pian piano ma in maniera irreversibile. Scompaiono anche per Ceregnano i contratti feudali e le esenzioni fiscali quali quelle dei beni ex Donà fissate nel lontano Cinquecento (C. SILVESTRI, 1717) ; accanto alla figura del parroco, che pure non abdica facilmente al suo ruolo di capo della comunità tanto nello spirituale quanto nel temporale, si vede emergere la figura del sindaco quale suo antagonista nel primato di organizzatore sociale. Su questa rivalità poi fa leva l'autorità austriaca per la propria efficace opera di repressione politica; non è un caso che per Ceregnano nel 1851 venga incarcerato per due anni il parroco don Bolzoni, e che più tardi vengano rimossi o censurati il preposto funzionario comunale Valentino Borile, e i due grandi possidenti, entrambi futuri sindaci di Ceregnano, Antonio Gobbatti e Luigi Lorenzoni, sempre per comportamenti antipatriottici. Per i bisogni dei meno abbienti nasce la Congregazione di Carità, organo misto comunal-parrocchiale, come pure comunale è la nomina (anche in periodo italiano) dei fabbricieri delle chiese.

Il periodo italiano ed il primo sindaco Gobbatti

Venendo all'aspetto urbanistico si nota che nel primo '800 nasce il nuovo cimitero di Ceregnano nell'area che ancor oggi conosciamo, sulla quale si perveniva però non dal traversagno di Canale, bensì dall'attuale via Matteotti dietro la chiesa. Il centro del capoluogo appariva molto diverso rispetto ad oggi, in particolare l'unica piazza era allora quella della chiesa, essendoci al posto dell'attuale piazza Marconi varie possessioni e costruzioni, delimitate in parte, lungo la strada dell'Argine di Campagna Vecchia, da un muro di cinta di proprietà della canonica. Il maggior agglomerato abitativo per il capoluogo era presente lungo la coronella dello scolo Borsea (via Trento), soppiantando, seppur di poco, quello che era il principale asse insediativo nel sei.settecento, ovvero l'Arzer del Bosco (Via Bellini - IV Novembre). Intanto né Pezzoli, né tantomemo Lama (di fatto ancora posta sul Canalbianco), avevano in quello che era allora il territorio di Ceregnano un peso demografico simile a quello attuale. Un'ulteriore svolta il territorio ceregnanese la subisce con l'entrata nel 1866 nel Regno d'Italia. Primo sindaco fu il ricco possidente Antonio Gobbatti, residente a Rovigo ma proprietario di migliaia di ettari nei comuni di Adria e soprattutto Gavello (A. KELLER, 1866).

A Ceregnano egli possedeva i più importanti immobili del centro e le Procurative. Egli rimase sindaco di Ceregnano sino alla morte, sopraggiunta il 12 gennaio 1884. In quei diciotto anni era stata fatta la scuola mista di Canale; quella di Pezzoli, in accordo col comune di Adria; messi a ghiaia gli argini di Canalbianco, Adigetto, Campagna Vecchia, le provinciali per Palà e Gavello. Era arrivata nel 1876 la ferrovia (A. CAPPELLINI, 1949) con due stazioni a Ceregnano e Lama, passo fondamentale quest'ultimo per la futura migrazione dal Canalbianco del centro della frazione. Si costruiscono i ponti di Canale e quello importante di Palà , a tre arcate, nel 1880 (vent'anni dopo cioè quello costruito a Lama dai comuni di Adria e Gavello). L'unico palazzo di proprietà comunale è però quello del municipio (acquistato nel 1868, prima casa del cappellano fin dal Seicento almeno), ove si situa pure la scuola femminile; medico condotto, segretario comunale, scuola maschile ed insegnanti risiedono invece in stabili affittati al comune dallo stesso sindaco.

L'alluvione dell'Adige

Nel 1882 avviene l'ultima dolorosissima alluvione dell'Adige che interessò il nostro comune solo nella sua parte meridionale di Selva. Quel tragico evento impose un riesame organico per il Polesine della materia acque, cosicché in destra al Canalbianco venne costruito, in parte ingrandendo il già esistente scolo Frassinelle, il Collettore Padano Polesano al quale fu dato il compito di alleggerire il Canalbianco dal ruolo di ricettacolo degli scoli di destra. Viceversa la costruzione del Collettore Polesano in sinistra Canalbianco rimase solo sulla carta, bloccata da una eccessiva conflittualità tra i responsabili politici polesani dell'epoca.

Tensione sociale alla fine del XIX secolo

Già dal 1879 compare una prima petizione di cittadini tendenti ad ottenere l'annessione completa a Ceregnano di Lama e Pezzoli. Un nuovo forte impulso alle opere pubbliche in Ceregnano viene nell'ultimo decennio del secolo sotto l'amministrazione del sindaco Lorenzoni. Con lui si può dire che nasca urbanisticamente la piazza di Ceregnano così come la vediamo oggi. Si costruisce l'attuale Municipio (1897-98), al suo fianco si sostituisce la vecchia caserma con una nuova costruzione, si abbatte la stalla della canonica (posta ove oggi c'è il parcheggio di piazza Marconi). Il parroco dismessi finalmente gli abiti di ufficiale d'anagrafe, affina quelli di guida sociale impiantando a Ceregnano una Cassa Rurale (1897), avente quale suo primo presidente Giovanbattista Bondesan e quale segretario proprio don Fortunato Zanforlin . In quel periodo l'Italia é attraversata dalla crisi agraria che, amplificata dalla crescente pressione demografica, costituiva un fattore di grave tensione sociale.

I lavori pubblici di riassetto fondiario seguiti per alcuni anni alle leggi Baccarini (25 giugno 1882) e Genala (4 luglio 1886), come ad esempio la costruzione del Collettore Padano Polesano, la sistemazione del froldo alle Procurative, quella più tarda al Fienile Marsiglia , la risistemazione di tutta la rete scolante del medio e basso Polesine, nonché le bonifiche ad opera dello stato di vaste plaghe verso mare, servirono per qualche tempo quale palliativo per la disoccupazione del bracciantato agricolo (G. PORISINI, 1978).

La Boje e l'emigrazione transoceanica

Ma l'unica soddisfacente risposta al problema fu purtroppo l'emigrazione , tanto più dopo che la rivolta del bracciantato ("la boje"), avente quali principali focolai tutta la regione rivierasca del Po, e per quel che riguarda il nostro comune e frazioni limitrofe i centri di Pezzoli, Baricetta e Mezzana, era stata duramente repressa dal governo. Disoccupazione, emigrazione e nuovo clima politico liberticida, che ricordava un po' il periodo lombardo-veneto, determinò sul finire del XIX secolo ed inizio '900 un malessere sociale sempre più tendente a sgretolare gli equilibri del passato.

Non è un caso che nel comune di Ceregnano, il cui territorio era in mano a pochi grandi possidenti, e che quindi più di altri risentiva di quel clima di tensione, il voto politico ed amministrativo pendesse sempre più dalla parte del partito socialista, forza marcatamente anticlericale e rivoluzionaria, che però oltre che chiedere il voto sapeva fornire, con la propria organizzazione solidaristica, un aiuto concreto alle famiglie bracciantili bisognose di assistenza ed aiuto economico. Anche demograficamente Ceregnano risente di ciò diminuendo sensibilmente (da 2604 abitanti nel 1881 si passa a 2477 nel 1901) in virtù della consistente emigrazione che capovolge le conseguenze di una comunque alta natalità.

La nascita della Cassa Rurale

Fu quindi molto importante per la parrocchia la nascita della Cassa Rurale, giacché con essa si poteva porre freno all'emorragia di fedeli ch'era in atto da qualche tempo, dimostrando alla povera gente che la Chiesa non era schierata contro di loro, ma anzi li poteva aiutare operativamente, nel quotidiano. Da quel lontano 1897 in Ceregnano la Cassa è stata una presenza costante, raro esempio in Polesine; ha rappresentato spesso la via di salvezza per molte persone della comunità, specie nelle epoche economicamente più difficili per il paese, nelle quali era follia poter sperare in altri canali creditizi legali.

Essa ha di fatto rilanciato, per altri 40 anni buoni, il ruolo del parroco nell'organizzazione sociale locale, sino a quando le leggi obbligarono a portare le Casse fuori dalle canoniche, e a svincolarle dallo stretto controllo clericale, dato che per l'enorme importanza sociale a cui erano assurte non si poteva permettere che rimanessero private istituzioni accessibili ad una sola fazione sociale.

Condizioni igeniche

Le condizioni igienico-sanitarie nel 1886 ci forniscono l'immagine di un comune completamente privo di fognature; l'acqua potabile viene dai pozzi artesiani ed è di media qualità; gli stagni sono sufficientemente distanti da abitazioni e così pure il cimitero; c'è una farmacia; mediamente l'ampiezza delle case è insufficiente rispetto al numero degli inquilini ed in esse mancano le latrine.

Dal punto di vista fognario ci si affida allo scolo Borsea per il centro, anche se le sue scarse acque costringono il comune, specie d'estate, a chiedere di poter farvi derivare acqua dalla chiavica di Buso-Borella, sullo scolo di Vespara, situata in comune di Sant'Apollinare con Selva. Le popolazioni poste lungo il Canalbianco e gli scoli Campagna Vecchia e Valdentro, spesso ricorrono invece alle acque correnti per i loro bisogni igienico-domestici e per l'abbeveraggio del bestiame (DIREZIONE GENERALE DELLA STATISTICA, 1886).

Situazione economica

Nelle campagne si fa sempre più largo la coltura della canapa, mentre col primo Novecento fa i primi passi l'altra coltura industriale polesana per antonomasia: la barbabietola. Per il mercato settimanale bisogna ancora andare il venerdì alla Lama in destra Canale, eppure aumenta il numero di commercianti ambulanti operanti nel comune. La sagra di San Martino non è molto sentita e si celebra alla domenica successiva l'11 novembre. Benché il piccolo artigianato ed il commercio non siano assenti, come risulta dall'archivio storico del comune, bisogna ammettere che l'economia del paese è ancora totalmente agricola e monotona.

Dal censimento industriale del 1890 emerge che in Ceregnano gli unici opifici sono costituiti da 30 telai che lavorano lino e canapa (A. ERRERA, 1890).

Il Primo dopoguerra

Con la guerra del '15-'18 Ceregnano viene governata da un commissario prefettizio, il quale riordina l'arredo urbano dei centri abitati del comune, ottiene il permesso di istituire al giovedì in piazza a Ceregnano un mercato settimanale, riatta i ponti di Palà e Canale, delibera per portare nel capoluogo acquedotto e luce elettrica, fa partecipe il comune delle spese per la gestione del passo volante di Aserile (benché allora unisse i comuni di Gavello ed Adria). Viene instaurata una pace sociale invidiabile giungendo rapidamente, senza scontri e con soddisfazione per tutti, alla stipula dei patti agrari del 1919 e 1920, contrariamente a quanto purtroppo avvenne nel resto del Polesine.

E' così che si arriva ad un forte aumento demografico tra il 1901 ed il 1921: si passa da 2477 abitanti a 3236, con un incremento percentuale tra i più alti in provincia.

Il periodo fascista

L'ultima decisa evoluzione urbanistica il comune di Ceregnano la attua in epoca fascista sotto soprattutto la guida del podestà cav. Vincenzo Avezzù. Tra il 1922 ed il 1936, periodo in cui restò in carica, vi fu la costruzione dello zuccherificio di Lama, con la magnanima donazione della proprietaria società Gulinelli di Ferrara (vera "madre" di Lama Polesine) che diede al comune di Ceregnano la proprietà gratuita della strada Lama-Villadose con ponti in pietra su Campagna Vecchia e Fossetta, l'asilo, le scuole (1927), la chiesa. Il comune ottiene inoltre dalla Ferrovia il terreno per costruire viale Eridania (1932) che sorgerà a fianco delle case operaie dello zuccherificio. Nel 1928 si arriva all'annessione al comune di Ceregnano di Lama, Pezzoli, Stellà e Aserile in destra Argine Campagna Vecchia, anche in virtù della petizione di 190 capi famiglia a nome di 1022 persone là dimoranti. Con quella data si giunge alla determinazione dell'attuale configurazione territoriale comunale . Nel 1934 viene acquistata l'area ad ovest della piazza, di proprietà del barone De Polzer, ove sorgeva solo villa Angeli con stalla e ricovero attrezzi, e vi si costruiscono le nuove scuole elementari, la palestra, il campo sportivo e più tardi la caserma dei Carabinieri e delle case popolari. Arrivano luce ed acqua, cosicché in pieno centro si innalza la torre dell'acquedotto (1940).

Nel 1927 nasce il Monumento Asilo di Ceregnano e collegato ad esso il Parco della Rimembranza . Si costruiscono le scuole elementari di Palà (1922), si potenziano i servizi acquistando per la manutenzione delle strade un'autoinnaffiatrice (1929) e nel 1935 un'autofunebre. Viene costruita nel 1938 la casa del segretario comunale, solo recentemente venduta ed oggi di proprietà della Banca di Credito Cooperativo San Marco. In parrocchia del capoluogo si stabilisce don Sanità, un parroco che lasciò il segno nella Ceregnano della prima metà del Novecento. Con lui cresce la Cassa Rurale; nasce l'attuale casa canonica; come già detto viene costruito l'Asilo, con il suo contributo determinante; si ottiene quasi completamente il riscatto dei diritti di decima; si cedono molti beni di proprietà del beneficio; si abbellisce la chiesa tra cui va ricordata l'importantissima commissione del Crocifisso (1933), a cui si legherà una sagra paesana settembrina a cadenza quinquennale; si dà nuovo vigore alle realtà associative religiose, tra cui emerge la corale parrocchiale. Circa la realtà sociale del comune va segnalato in questo periodo la nascita di associazioni laiche che, seppur sorte con precisi obiettivi politici, sopravvivendo in altra forma al Ventennio, comportano l'effettivo inizio per il comune di una vita socio-sportivo-culturale più variegata.

Le prime industrie

La popolazione continua ad aumentare sino a raggiungere livelli drammatici, visto che il lavoro offerto è sempre e solo quello dei campi, rimanendo ben povero il panorama economico comunale, eccezion fatta per lo zuccherificio di Lama che forniva però lavoro soprattutto stagionale. Sono 6017 gli abitanti nel 1936 ed addirittura 6461 nel 1951, l'anno dell'alluvione del Po. Una sostanziale novità per l'economia del comune, ma purtroppo anche per le sue condizioni igienico-sanitarie, viene con lo sfruttamento dei giacimenti metaniferi. Solo nel tratto del comune a monte di Palà scaricano nel 1947 in Canalbianco ben 33 pozzi metaniferi; sono ben 40 quelli posti nelle campagne di Sant'Apollinare che scaricano in Ramo Storto; ed altri 4 situati nel territorio di Ceregnano scaricano in Fossetta. I danni che ne derivano sono incalcolabili giacché le abitazioni poste lungo Canalbianco, Fossetta e Valdentro non sono servite dall'acquedotto. E' così che succede che nel 1947 si hanno tantissimi casi di dissenteria a Palà, per non parlare dei danni a bestiame, colture, patrimonio ittico (E. BARONI, 1950).

Si pensi solo che l'enorme tasso di salsedine presente nelle acque del Canalbianco a causa dell'attività estrattiva, minacciava di far chiudere i battenti allo zuccherificio di Lama, poiché danneggiava gravemente gli impianti di raffineria (A.S.R., Fondo Prefettura Amministrativo, b. 888). La situazione migliorerà solo molto lentamente: nel 1948 si arriva con l'acquedotto a metà strada tra Ceregnano e Palà, con una fontanella pubblica posta sulla strada; nel '49 si arriva a Palà. Per la frazione Aserile si continuerà ancora per parecchi anni col servizio di autobotti. Fortunatamente il problema sarà totalmente risolto all'inizio degli anni '60 quando, avendo scoperto che il terribile fenomeno del bradisismo era legato all'estrazione di metano, si vietò per sempre il funzionamento delle centinaia e centinaia di torrette di estrazione dislocate nel Polesine.

Il Secondo dopoguerra

Il grosso della ricostruzione postbellica delle opere pubbliche è già fatto nel 1948, con la ricostruzione del ponte di Palà (poi rifatto come oggi lo vediamo nel 1953), delle scuole elementari del capoluogo (che avevano ospitato un comando militare della Repubblica Sociale), della casa del Segretario e della Casa Canonica, gravemente danneggiati in occasione del pesante bombardamento subito da Ceregnano il 21 febbraio 1945. Il dopoguerra riporta al governo del comune i rappresentanti del partito socialista, ora alleato al partito comunista, così com'era prima dell'avvento dell'età fascista. Lama e Pezzoli, quest'ultima con una nuova chiesa (1947), divengono parrocchie; Canale ricostruisce, ampliandola, la sua parrocchiale ponendola con una nuova orientazione (1954).

Non si registrano grossi sconvolgimenti quanto ad opere pubbliche, ma avanzano comunque i miglioramenti nei servizi legati al progresso. Si asfaltano le strade iniziando da quelle più importanti ; si amplia la rete dell'acquedotto, dell'energia elettrica, del telefono. Con la meccanizzazione delle campagne si riduce, sino alla totale odierna scomparsa, l'arativo arborato vitato; vengono interrate scoline e cavedagne; scompaiono storiche strade rurali nell'indifferenza generalizzata. Con gli anni '50 e '60 Ceregnano "dimagrisce" demograficamente in modo deciso (6461 nel '51; 4730 nel '61; 4133 nel '71). L'occupazione economica dei propri abitanti inizia ad essere più differenziata; lo stesso scenario produttivo del comune offre un buon numero di aziende artigiane che vivacizzano l'economia del paese. A sostegno di questa nascita imprenditoriale e professionale nel 1950 viene promossa dal Comune una prima Mostra dell'Artigianato, insieme all'istituzione di un corso serale di insegnamento pratico di disegno e cultura professionale. Gli occupati nel settore agricolo sul totale passano dal 72% del 1936, al 57,3 % del 1951, al 47,7 % del 1961, al 24,5% del 1971.

Gli anni 60' 70'

Il grosso della ricostruzione postbellica delle opere pubbliche è già fatto nel 1948, con la ricostruzione del ponte di Palà (poi rifatto come oggi lo vediamo nel 1953), delle scuole elementari del capoluogo (che avevano ospitato un comando militare della Repubblica Sociale), della casa del Segretario e della Casa Canonica, gravemente danneggiati in occasione del pesante bombardamento subito da Ceregnano il 21 febbraio 1945. Il dopoguerra riporta al governo del comune i rappresentanti del partito socialista, ora alleato al partito comunista, così com'era prima dell'avvento dell'età fascista. Lama e Pezzoli, quest'ultima con una nuova chiesa (1947), divengono parrocchie; Canale ricostruisce, ampliandola, la sua parrocchiale ponendola con una nuova orientazione (1954). Non si registrano grossi sconvolgimenti quanto ad opere pubbliche, ma avanzano comunque i miglioramenti nei servizi legati al progresso.

Si asfaltano le strade iniziando da quelle più importanti ; si amplia la rete dell'acquedotto, dell'energia elettrica, del telefono. Con la meccanizzazione delle campagne si riduce, sino alla totale odierna scomparsa, l'arativo arborato vitato; vengono interrate scoline e cavedagne; scompaiono storiche strade rurali nell'indifferenza generalizzata. Con gli anni '50 e '60 Ceregnano "dimagrisce" demograficamente in modo deciso (6461 nel '51; 4730 nel '61; 4133 nel '71). L'occupazione economica dei propri abitanti inizia ad essere più differenziata; lo stesso scenario produttivo del comune offre un buon numero di aziende artigiane che vivacizzano l'economia del paese. A sostegno di questa nascita imprenditoriale e professionale nel 1950 viene promossa dal Comune una prima Mostra dell'Artigianato, insieme all'istituzione di un corso serale di insegnamento pratico di disegno e cultura professionale. Gli occupati nel settore agricolo sul totale passano dal 72% del 1936, al 57,3 % del 1951, al 47,7 % del 1961, al 24,5% del 1971.

Ceregnano oggi

Oggi il comune di Ceregnano, all'interno del preoccupante panorama socio-economico polesano, è caratterizzato da aspetti assolutamente contraddittori. Accanto alla più che adeguata presenza di servizi pubblici e privati, e all'elevato numero di posti di lavoro che gli opifici situati nel comune forniscono, Ceregnano presenta incredibilmente indici di disoccupazione superiori alla media polesana. Le abitazioni presenti sul territorio sarebbero in numero e di qualità più che sufficiente per la popolazione (più del 50% delle case risalgono infatti ad anni successivi al 1961), ma il 10,5% di esse risulta non occupato né occupabile, con conseguenti gravi problemi legati alla ricerca del bene "casa". A Ceregnano, presso la Bassano-Grimeca, è rimasto acceso sino al 1994 l'unico corso di diploma di laurea breve presente in provincia, ma il nostro comune risulta ancora nel fondo della classifica quanto a grado di scolarità. Esiste un forte associazionismo che opera nei più svariati campi sportivi, culturali, ricreativi ed umanitari, eppure la scarsa coesione presente nel tessuto sociale fa sì che molto spesso il suo operato risulti maggiormente apprezzato da persone provenienti da fuori comune piuttosto che dai ceregnanesi stessi. In ultima analisi pare che Ceregnano abbia perso una propria identità; fortemente rinnovato negli ultimi anni dal movimento demografico; con "lotte" interne di campanile che sperperano preziose energie; a metà strada tra l'essere vera comunità, comune dormitorio o terra di conquista, il nostro comune dà l'impressione di faticare a programmare ciò che vuol diventare.

Forse non è un caso allora se queste poche righe sono il primo tentativo che si fa per frenare l'emorragia di memorie sulla storia di Ceregnano, già gravemente minate con la quasi scomparsa dell'archivio storico comunale. Da nessuna parte al di là di sterili promesse si è cercato di raccogliere e divulgare notizie sulle origini, l'evoluzione e lo stato della nostra comunità: forse invece può essere proprio quello il punto di partenza per ricostruire nei ceregnanesi un comune senso di appartenenza, fattore indispensabile affinché Ceregnano possa risolvere correttamente i propri problemi e crescere organicamente nel pieno rispetto dei valori ambientali e culturali.

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